Che
cos’ è?
È la prima bevanda alcolica inventata dall'uomo
ma, paradossalmente, anche la più sconosciuta e spesso confusa
col sidro di mele, a causa del nome
che termina in “mele”. In Africa e Asia è conosciuto
da diversi millenni e viene consumato ancora oggi. In Europa è
rimasto relegato nelle isole britanniche e in Bretagna, ove è molto
conosciuto e apprezzato. Dopo secoli di oblio, nel nostro paese si riaffaccia
timidamente sul mercato superando gradualmente una certa diffidenza e
tentando di farsi riconoscere e apprezzare come un “nuovo”
sapore nel variegato mondo dei prodotti enogastronomici tipici del Piemonte.
"L'idromele dei Taurini" è dedicato all'antica tribù
dei Taurini, popolazione indoeuropea di stirpe celtica, immigrata nel
torinese intorno al IV° secolo a.C. e integratasi al preesistente
popolo dei Liguri, fondatore del primo nucleo di Torino. I Taurini sono
citati da molti autori classici a seguito della fiera opposizione alle
dominazioni romana e insubre, oltrechè dell'assedio di Annibale
nel 218 a.C.. L'idromele era per i Celti la “bevanda sacra”
per eccellenza e, pur non essendoci riscontri archeologici legati al territorio
torinese, è facile immaginare che anche i Taurini lo conoscessero
e producessero.
Il nome idromele deriva dalle parole greche "Hýdor" (acqua)
e "Méli" (miele), e qui sta l'essenza di questo prodotto,
una mescita fra acqua e miele, per ottenere la fermentazione alcolica.
Nell’idromele arcaico la fermentazione del mosto era probabilmente
aiutata dall'apporto di lieviti e acido tartarico o attraverso poltiglie
di bucce di frutti come quelle del Sorbus Aucuparia L., sorbo degli uccellatori
- “sorba” ed immagino fosse frequente l'aggiunta di erbe aromatiche
(timo, rosmarino, ginepro, chiodo di garofano, lavanda, menta, valeriana
celtica...), per mascherare i non sempre ottimi risultati ottenuti.
Per la preparazione moderna dell’idromele, il miele va disciolto
in acqua in debite proporzioni, il mosto ottenuto va posto a fermentare
in fusti di acciaio inox nella garanzia della massima igiene, per il tempo
necessario a raggiungere la gradazione alcolica desiderata, e va utilizzato
solo pregiato miele locale prodotto artigianalmente. Segue l’operazione
di chiarifica, per ottenere un prodotto sufficientemente limpido, e la
fase di affinamento nei tini a seguito della quale è pronto per
essere imbottigliato.
Ogni idromele prodotto artigianalmente si caratterizza conservando dentro
di sé gli aromi e i profumi dei pollini e dei nettari bottinati
dalle api nel corso della bella stagione.
Produco l’idromele procedendo oculatamente nella scelta delle materie
prime, tenendo conto del tempo meteorologico e delle fasi lunari anche
per ciò che concerne l'imbottigliamento.
Questo idromele è prodotto a Caselette, in val di Susa, e il miele
utilizzato viene dalla variegata flora erbacea, arborea e arbustiva del
monte Musinè, delle montagne sopra Condove e dal Canavese.
"L'idromele dei Taurini" risponde a tutte le normative vigenti
in materia di requisiti sanitari relativi ai locali di lavorazione e alle
procedure di produzione (HACCP), garantendo così la completa tracciabilità
a garanzia del consumatore.
Paolo Listello
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